Recensione: Jolaurlo – quando meccanica e natura convivono pacifiche con l’ elettronica. fermentidivi.it

Published on November 3rd, 2011

“La maturità del terzo album a garanzia del definitivo successo ”

E’ nell’azzeccato verso: “Ho costruito un microcosmo in miniatura, dove convivono pacifiche meccanica e natura” dal brano In movimento, estratto dal precedente album InMediataMente del 2007, che risiede il germe dei ritrovati (e rinnovati) Jolaurlo, esplosiva band pugliese, felsinea d’adozione. Si ispira ad un passato pur stilisticamente lontano, dunque, il titolo del terzo album Meccanica e Natura appena pubblicato per Irma Records, 6 anni dopo l’esordio discografico con D’Istanti, missato a nella mitica CasaSonica di Torino prima, e poi masterizzato a Londra dal noto ingegnere del suono Mike Marsh.
Jolaurlo come “io-la-urlo” quell’espressione pragmatica di evasione dalla scomoda realtà sociale di una superficie terrestre in evidente affanno. Attraverso un nuovo album pronto a rammentarci ancora una volta che le categorie di genere e numero, qualunque esse siano nell’accezione sociosemiotica in antitesi col cosiddetto Gender Bender, sono irrimediabilmente svanite.

E’ la loro musica, più contaminata che mai, la portavoce ideale di una corrente di pensiero che dunque rifiuta tutto ciò che è “normale”. A partire dal suono. Anomalo. Avveniristico. Formidabile. Dolcezza al palato come il celebre bulbo carminio, originario della terra di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari, da cui nasce la storia di Marzia Stano e Gianni Masci, fondatori della band. Portatore di molteplici proprietà nutritive e terapeutiche, capace di sposare l’opulenza del tipico prodotto alimentare emiliano, riempiendolo. Metafora succulenta del matrimonio artistico con la tranche bolognese dell’ensemble: Rossella “Poppy” Pellegrini, bassista e chitarrista; Maurice Noah, alla programmazione, ai campionamenti e al synth; French Brini, batterista.

“Sono una terapia” il mantra di Ferretti negli Ottanta, che ci pare il messaggio intrinseco di “Meccanica e Natura”, già nutrita di consensi a partire dalla coraggiosa cover di “Annarella”, opera immortale del suddetto ex punk filosovietico, riarrangiata in chiave elettropulp e registrata dal vivo al centro sociale TPO di Bologna nel 2008. Un rischio mica da poco che ha premiato gli Jolaurlo connotandosi come peculiarità della scelta artistica del quintetto.

I palpiti aggressivi della lead singer e autrice dei testi Marzia Stano, avevano riconquistato attenzioni di pubblico e critica già alcuni mesi fa grazie all’irresistibile marcetta technopop a colpi di riff sintetico del primo singolo “Polistirolo”. Pluralità di suoni, sguardi e visioni concettuali, accompagnate anche da un riuscitissimo videoclip sapientemente girato da quel Davide Rizzo medesimo regista dell’inno In Movimento. Episodio in cui riescono smaccatamente anche a resuscitare nella contemporaneità le aerodinamiche estetiche dei Kraftwerk.

Ora sembra toccare ad “Androide”, invece, fare da apripista all’ampia diffusione del nuovo disco. Praticamente una Photographic dei Depeche Mode, nel trentennale di Speak & Spell, cantata da una simil Mara Redeghieri dopo esser andata a lezione di dizione in un Talent Show di Maria de Filippi. Il pezzo pop perfetto. L’heavy rotation sulle principali emittenti radiofoniche nazionali è a un passo.

Più duri e sferzanti in pezzi come “Il Buio”, “Il Caos” e “Valentina”, altresì neoromantici in“Cinema” e “Chiaro/Scuro”; tra rassicurante calore e pericolosa istintività , “Sempre” tesa in verticale da massicce dosi di elettronica che condiscono anche i momenti più autoironici con testi sorprendentemente accurati. Anche laddove non spicchino tanto per complessità, quanto per immediatezza, come accade in “Banale”. Descrivere troppo la loro musica, può, avere risvolti pericolosi. La probabilità di trascurarne aspetti significativi è elevata.

L’ossessivo tema dell’identità tra inquietudine e protesta, correda i tormenti dell’anima degli Jolaurlo. Tramite intuizioni sonore up to date e teorizzazioni del movimento dei corpi attraverso una personale idea di Meccanica, ne materializzano il senso utilizzando metafore e rappresentazioni musicali plastiche di una nuova Natura magistralmente arrangiate dal chitarrista tuttofare Gianni Masci.

L’impressione netta è che sia l’album maturo della svolta, decisamente in grado di proiettarli nei canali mainstream senza trasformarli in prodotto di consumo, bensì certificandone un meritato successo.

(Luigi Fallacara)

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