Dorian Gray ed Anton Corbjn -” Edonismo e barbarie”. Di Marzia Stano

Published on December 11th, 2009

E’ una delle mie storie preferite,e Oscar Wilde una delle penne più importanti della mia vita. La sua scrittura mi ha segnata sin da piccola, le sue visioni mi hanno insegnato l’amore per una parola usata bene, l’amore per il significato nascosto dietro la bellezza. Forse anche più di Nietzsche e Shopenhauer, Oscar Wilde e la sua illuminata e affascinante scrittura mi ha trasmesso il senso della visione estetica della vita, una visione in cui il piacere e la bellezza non sono svincolati dall’esperienza del dolore e dalla sofferenza.

Toccare il fondo per risalire sulle vette, brancolare nel buio per poi non lasciarsi accecare dall’ infinita luce .

Il film a mio parere mostra un Dorian Gray un po patinato dalla macchina produttiva dello studio system; per fortuna l’uso degli effetti speciali è stato ponderato abbastanza. Certo non mancavano quei colpi di scena tipici dei film d’azione, con quei suoni che sembrano arrivare dal sottosuolo e che ti fanno saltare dalla poltrona quando meno te lo aspetti; tutte cose che a me fanno venire solo l’ansia e dopo di che continuo a vedere il film con la sciarpa sugli occhi.

Ecco: diciamo che io avrei preferito affidare la regia del film ad Anton Corbjn il celebre fotografo e regista di David Bowie, Depeche Mode e regista del film sui Joy Division e Ian Curtis. Secondo me lui sarebbe stato perfetto,avrebbe interpretato meglio il personaggio di Dorian Gray, il dandy per eccellenza, l’esteta, l’edonista puro, l’uomo che insegue l’ideale della bellezza e del piacere, l’uomo che tocca con le sue delicate e bellissime mani gli aspetti più scuri e scabrosi dell’essere umano, che conosce l’odio e l’amore ,che ama uomini e donne, che conosce la vita e la morte.

Anton Corbjn rispetto ad Oliver Parker, avrebbe sicuramente dato un taglio meno moralista e reso la tristezza e la disperazione del personaggio di non poter più tornare indietro, sicuramente più elegante e struggente. Avrebbe commosso gli animi attraverso la fotografia e la luce, avrebbe trasmesso il senso dell’irreversibilità..facendola apparire addirittura attraente, come solo lui riesce a fare, quando anche solo in un scatto fotografico, racchiude porzioni di esistenza umana, riessendo a trasmettere l’essenza di tutto ciò che è irreversibile.

Come ciò che più ci fa paura, ma che nasconde in se il vero segreto della vita.

La morte.

Marzia Stano

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